Ci sono ancora destra e sinistra?

Alcuni oggi sostengono che sia superata la distinzione tra sinistra e destra di governo, principalmente in quanto i problemi della moderna società più che le ideologie vengono sentiti dai popoli e chiunque li risolva raccoglie il consenso. Tutto ciò è vero ed è sempre stato vero, ma è proprio sul modo di affrontare i problemi che a mio avviso interviene l’impostazione filosofica e culturale della politica.

In altri termini io credo che il governo di sinistra in particolare non possa prescindere da alcune impostazioni ideologiche che sempre si sono verificate nella storia recente e che a mio avviso la conducono inesorabilmente al fallimento. Ecco le principali.

I governi di sinistra poggiano la loro base sul ceto medio-basso della popolazione, che chiede loro migliori e più agiate condizioni di vita, cioè maggior ricchezza diffusa e più rappresentatività nella vita del Paese. Ciò costringe i governi a impostare uno Stato necessariamente assistenzialista che eroga posti di lavoro e stipendi pubblici e a ridurre i vincoli imposti ai lavoratori aumentandone i diritti, soprattutto quelli sindacali. Purtroppo questa politica nuoce alle imprese private che operano in un regime di mercato e devono competere e per questo devono mirare al massimo profitto. Così facendo l’impresa spesso ha bisogno di pochi vincoli, di una forza lavoro poco costosa, di poche tasse e di servizi e strutture pubbliche efficienti; in queste condizioni non è difficile capire perché un governo di sinistra sia poco gradito all’impresa privata, se infatti lo Stato deve erogare risorse copiosamente al popolo e non producendo che marginale ricchezza deve attingere con le tasse dalle imprese private o addirittura nazionalizzarle.

Il contrasto tra destra e sinistra è quindi ineludibile: le imprese private generano ricchezza, ma tendono a non condividerla. Lo Stato non genera ricchezza e deve prelevare dalle tasche dei privati per distribuirla a tutta la popolazione. Solo uno Stato equilibrato può in teoria conciliare le due posizioni avverse, ma per far questo deve educare la popolazione a valori fondamentali: i valori etici prima di tutto, il rispetto dei diritti di tutti, i diritti accompagnati sempre dai doveri, e così via. Questo equilibrio ideale è però difficile da raggiungere e il percorso di miglioramento continuo verso l’obiettivo deve assolutamente evitare le posizioni demagogiche e avere il coraggio di fare scelte anche impopolari sia nei confronti della massa che verso il capitale e le imprese.

In questo senso forse l’ideologia di destra o di sinistra potrebbe dare analoghi risultati, ma ciò significherebbe affidare gli esecutivi a persone di grande capacità tecnica più che politica, ed assicurare governi stabili e piani di lungo termine. Ma la politica non accetta simili soluzioni e in Italia lo scontro tra i partiti per il potere si è indubbiamente svuotato di ideologia ma continua più che mai a imperversare, senza più scrupoli ne regole. Forse non vi sono più ideali nella politica, ma gli strumenti e i difetti delle posizioni di destra e di sinistra sono ancora tutti presenti.

 

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